CITTÀ FANTASTICA
Note di regia
Lo spettatore è ospite di un luogo immaginifico, da visitare attraverso l’arte poetica di Lorenzo Calogero, un viaggio esplorativo nel fitto bosco dei versi, alla ricerca della Città fantastica, metafora mitica del labirinto, luogo misterioso, arcano, un’architettura dai percorsi molteplici, di fenditure che si affacciano su vedute sorprendenti, di echi. É lo spettacolo dello svelamento, degli innumerevoli orizzonti che la parola poetica cela in sé divenendo il cuore di un “ulteriore processo generativo” che si sdoppia e prolifera perché mostri le sue originarie dimensioni: il suono e l’immagine. I versi di Calogero abitano il teatro, il «teatro strano» della mente, dove le parole sono presenze vive e immateriali, risvegliano il gesto, la danza, il canto, la musica, le visioni.
Le sei poesie eponime scandiscono l’evoluzione dell’originale sistema poetico calogeriano, fino alla piena maturità dei quaderni di Villa Nuccia. Traccia di quel canzoniere amoroso si manifesta nella voce dell’attore, solitario in scena, mentre la figura femminile è voce che muta in canto lirico sulla partitura originale suggerita da un abbozzo di note, scoperto in uno dei quaderni manoscritti del poeta. Una fitta trama di voci off ricordano la vicenda umana del poeta, con brani tratti dall’epistolario, dalla biografia, dalle testimonianze di Giuseppe Tedeschi, dalle storiche “Opere poetiche” di Roberto Lerici. Nell’opera video teatrale, il linguaggio multimediale è contrappunto di risonanze, riflessioni, mirabili suggestioni all’arabesco poetico di Lorenzo Calogero. La messa in scena tenta di svelare, attraverso le stesse immagini che il fiume di versi custodisce, quel sogno che il poeta medita nell’intero arco della sua vita: un «soliloquio altissimo» che si articola come un poema, proprio perché la frammentarietà dei suoi versi, nell’insieme, risulta univoca come un lungo canto.
«Resteranno ancora parecchie cose che io non conosco e forse non conoscerò mai? E pure quello che ho appreso è veramente tanto, per cui il titolo che avevo pensato per un mio libro di poesie e che, dentro i miei limiti e le mie capacità poetiche, avrebbe dovuto essere quello di Città fantastica intendendo con tale titolo di designare la possibilità di una capacità espressiva che avesse quasi del fantastico, essendo intercomunicante in tutti i punti di essa, (…) pensavo anche quasi ad una città del tutto notturna, dove ogni punto di essa fosse in relazione e comunicante con tutti gli altri.»
Lorenzo Calogero, dalla lettera-saggio del 1960 a Vittorio Sereni
TEATRO BELLI, Roma dal 16 al 20 Novembre 2011, ore 21:00
Città Fantastica, il lungo canto di Lorenzo Calogero
Teatro Belli (Roma)
di ENRICO BERNARD
Uno spettacolo multimediale e polifonico, virtuale e spirituale, che ripropone l’opera di un grande poeta misconosciuto della letteratura italiana del XX secolo e apre un dibattito sulla natura poetica del teatro e della drammaturgia.
La prima domanda che ci si pone alla fine di “Città fantastica – il lungo canto di Lorenzo Calogero“, opera video-teatrale di Nino Cannatà sul grande, ma semisconosciuto, poeta calabrese scomparso nel 1961, è la seguente: che cosa rende “teatrale” il verso? E come si distingue una poesia da un brano di prosa o da un saggio filosofico? Solo dal fatto che il verso possiede una sua naturale musicalità, una struttura che ne determina, a prima vista e al primo udito, la peculiarità?
(…)
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